Questa pagina contiene:
Vaccinazioni nell'età evolutiva
Calendario delle vaccinazioni
Premessa
Introduzione
Considerazioni sulle vaccinazioni
Proposta di un nuovo calendario
Considerazioni conclusive
Bibliografia
|
Gruppo di studio interdisciplinare sulle vaccinazioni
dell'età evolutiva
Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI)
Società Italiana di Pediatria (SIP)
Istituto Superiore di Sanità (ISS)
Ministero della Sanità (MINSAN)
Verso un nuovo calendario delle vaccinazioni dell'infanzia

A cura di
P. Crovari e N. Principi
con la collaborazione di
G. Gabutti, D. Greco, L. Orione, A. Plebani,
A. Ruggenini Moiraghi, S. Squarcione, A. Tozzi, L. Vellucci
Documento presentato al VII Congresso Nazionale di Immunologia e Allergologia Pediatrica.
Riva del Garda (TN), 18 Aprile 1997
Istituzioni di appartenenza degli Autori
Prof. Pietro Crovari: Istituto di Igiene e Medicina Preventiva, Università di Genova
Prof. Nicola Principi: Clinica Pediatrica IV dell’Università, Ospedale L. Sacco, Milano
Dott. Giovanni Gabutti: Istituto di Igiene e Medicina Preventiva, Università di Genova
Dott. Donato Greco: Laboratorio Epidemiologia e Biostatistica,
Istituto Superiore di Sanità, Roma
Dott. Lorenzo Orione: Istituto di Igiene e Medicina Preventiva, Università di Genova
Dott. Alessandro Plebani: Clinica Pediatrica II dell'Università, Istituto G. Gaslini,
Università di Genova
Prof. Angela Ruggenini Moiraghi: Dipartimento di Sanità Pubblica e
Microbiologia, Università di Torino
Dott. Salvatore Squarcione: Divisione Profilassi Malattie Infettive,
Ministero della Sanità, Roma
Dott. Alberto Tozzi: Laboratorio Epidemiologia e Biostatistica, Reparto Malattie Infettive,
Istituto Superiore di Sanità, Roma
Dott. Loredana Vellucci: Divisione Profilassi Malattie Infettive, Ministero della Sanità,
Roma
Premessa
Questo documento è stato redatto con lo scopo di realizzare un consenso tra tutte le parti
interessate alle strategie vaccinali italiane e di costituire comunque una base di discussione che permetta periodicamente
di aggiornarne i contenuti in relazione alle novità scientifiche ed alle mutate condizioni epidemiologiche per le singole malattie.
L’obiettivo principale di tale consenso dovrebbe essere quello di raggiungere una
omogenea strategia sul territorio nazionale con le eccezioni dovute a particolari situazioni epidemiologiche.
Questo documento dovrebbe rappresentare un riferimento pratico per coloro che
pianificano i programmi vaccinali e per coloro che praticano le vaccinazioni.
Infine, posto che tale documento rappresenti un reale consenso tra tutti coloro che si
occupano di vaccinazioni, esso potrebbe costituire il punto di partenza per una revisione dei calendari vaccinali
attualmente raccomandati nel nostro Paese con opportuni strumenti legislativi.
Introduzione
Per calendario delle vaccinazioni dell'infanzia si intende la successione
cronologica con cui vanno effettuate le vaccinazioni dei nuovi nati.
Esso costituisce un’utile guida operativa sia per il pediatra sia per i genitori dei
bambini, ma rappresenta altresì lo strumento per rendere operative le strategie scelte per ciascun vaccino,
in rapporto agli obiettivi che ci si propone di conseguire.
Nella formulazione del calendario si cerca di raggiungere un corretto ed equilibrato
compromesso fra le esigenze di ordine epidemiologico, immunologico e pratico, elencate nella
Tabella 1, di cui
bisogna tener conto per il miglior conseguimento di detti obiettivi.
In Italia il calendario delle vaccinazioni è stato finora definito dalle leggi che hanno reso
obbligatorie per tutti i nuovi nati le vaccinazioni contro la Difterite, il Tetano, la Poliomielite e l'Epatite B, ed in
particolare dalle disposizioni legislative, elencate nella Tabella 2, che ne hanno via via definito la successione cronologica.
Il calendario che deriva da tali disposizioni, che allo stato attuale restano in vigore, è
riportato nella Tabella 3.
È evidente che la scelta dell'obbligatorietà indica anche, implicitamente, l'obiettivo
cui mira l'intervento vaccinale, vale a dire eliminazione (per difterite e poliomielite) e massimo contenimento (per
tetano ed epatite B).
Per quanto concerne le altre vaccinazioni, fino al 1995 esistevano solo indicazioni
sulle modalità di impiego, accompagnate spesso da consigli circa la loro utilità (vedasi ad es. Circolare 1973 sulla
vaccinazione contro la Rosolia; Circolare n. 41/1979 sulla vaccinazione contro il Morbillo; Circolare n. 52/1982
sul possibile uso di vaccino Difterite-Tetano-Pertosse cellulare; Circolare n. 26/1982 sulla vaccinazione contro la
Parotite).
É mancato tuttavia un programma organico che indicasse gli obiettivi e le strategie
da perseguire a livello nazionale per quanto concerne le vaccinazioni cosiddette facoltative o raccomandate.
Con questa doverosa premessa, i motivi che rendono consigliabile un aggiornamento
del calendario delle vaccinazioni dell'infanzia, da utilizzare possibilmente a livello nazionale, sono i seguenti:
- Sono stati realizzati, specie nell'ultimo decennio, notevoli progressi nella
preparazione di vaccini destinati alla prevenzione di molte malattie dell'età pediatrica.
Detti progressi sono sfociati sia nella disponibilità di nuovi vaccini
(Epatite B ricombinante, Haemophilus influenzae tipo b coniugato), sia nel miglioramento di vaccini già esistenti
(Pertosse acellulare), sia nella realizzazione di vaccini combinati (Difterite - Tetano - Pertosse acellulare, nuovi
vaccini tripli Morbillo-Rosolia-Parotite, ecc.).
Va anche segnalato che i progressi in tale campo sono continui.
- L'Ufficio Europeo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha aggiornato
(1993) gli obiettivi da conseguire entro il 2000 riguardo alle malattie dell'infanzia prevenibili con le vaccinazioni.
Detti obiettivi sono riportati nella Tabella 4.
L'Italia ha già raggiunto gli obiettivi riguardo a poliomielite, difterite, tetano neonatale
ed epatite B.
Per quanto concerne pertosse, morbillo, rosolia, parotite il raggiungimento
degli obiettivi sopra indicati richiede il conseguimento di tassi di copertura vaccinale molto alti (maggiori del 90%),
traguardo che attualmente è ancora assai distante, tanto più se rapportato a quello di altri Paesi europei
(Tabella 5).
- Il Ministero della Sanità, preso atto della situazione esistente e sotto la spinta delle
Società scientifiche di Igiene e Pediatria che l'hanno in più riprese stigmatizzata, ha proposto nel 1995 un piano integrato
di vaccinazioni obbligatorie e raccomandate.
Tale programma è delineato dalla Circolare del Ministero della Sanità n. 13 del 6 giugno
1995 "Esecuzione delle vaccinazioni obbligatorie e facoltative in attuazione del Piano Sanitario Nazionale 1994-1996".
Tale Circolare invita le Regioni a rendere operativi programmi di prevenzione vaccinale che,
oltre alle vaccinazioni obbligatorie (Poliomielite, Difterite-Tetano, Epatite B), comprendano quelle contro la Pertosse,
il Morbillo, la Rosolia e la Parotite.
L'adesione della popolazione a queste ultime vaccinazioni va incrementata attraverso
l'offerta attiva e gratuita delle vaccinazioni stesse e un'appropriata attività di formazione culturale rivolta sia al personale
sanitario sia alla popolazione. La Circolare indica anche le modalità che le Regioni e le USL devono seguire per rendere
concreto il suddetto programma.
La Circolare n. 13 raccomanda pure di tenere presente la possibilità di inserire nei programmi
di immunizzazione dell'infanzia anche la vaccinazione contro l'Haemophilus influenzae tipo b, già praticata in diversi Paesi
europei. L'opportunità dell'offerta gratuita anche di detta vaccinazione va valutata in base alla situazione epidemiologica
ed al rapporto costi-benefici; essa è inoltre prevista anche dalla Legge Finanziaria 1997 (Suppl. G.U. 18.12.1996).
- Molte Regioni hanno recepito le indicazioni della Circolare n. 13 riguardo alla
generalizzazione delle vaccinazioni anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite ed anti-pertosse, emanando leggi o
delibere ad hoc che autorizzano su tutto il territorio regionale campagne di vaccinazione contro le suddette malattie.
La dichiarazione con atto formale da parte della Regione che le suddette vaccinazioni
rappresentano un obiettivo di rilevante interesse preventivo per la Regione stessa, costituisce una tappa essenziale
per due ordini di motivi.
Il primo è di ordine morale. Infatti la Regione, recependo le indicazioni del Ministero
della Sanità, fa proprio il programma di politica vaccinale e fornisce alla popolazione ed ai Medici un indirizzo preciso
circa gli obiettivi che si propone e gli interventi richiesti per conseguirli.
Il secondo è di ordine pratico. Con tale atto la Regione autorizza infatti le USL a
impegnare la somma necessaria all'acquisto dei vaccini e a procedere successivamente all'offerta attiva, gratuita
delle vaccinazioni suddette.
Da un’indagine svolta risulta che al gennaio 1997, 15 Regioni hanno formalmente
definito l'offerta gratuita del vaccino triplo Morbillo-Rosolia-Parotite, 13 anche del vaccino Pertosse acellulare,
6 del vaccino Haemophilus influenzae tipo b.
Alcune Regioni, mediante le suddette delibere, hanno dato indicazioni relative alla
schedula vaccinale da adottare per il vaccino contro la Pertosse. Tali indicazioni risultano non omogenee tra di loro,
creando così delle differenze regionali.
Questo conferma l'opportunità di trovare un consenso su una scheda unica nazionale.
Da quanto esposto emerge chiaramente che esigenza primaria della politica vaccinale
in Italia è attualmente quella di incrementare al massimo l’immunizzazione nei confronti delle malattie per le quali
l’intervento vaccinale è "raccomandato" al fine di superare l’attuale differenza tra vaccinazioni obbligatorie e
vaccinazioni facoltative.
Ció per raggiungere gli obiettivi che l’OMS ha posto per la Regione europea
entro il 2000 ed evitare nel contempo i fenomeni negativi che possono derivare da interventi vaccinali
epidemiologicamente non corretti (Crovari e Gabutti, 1996).
Considerazioni sulle vaccinazioni "raccomandate" in ordine al loro
inserimento nel calendario vaccinale.

Prima di addentrarsi nella discussione delle possibili schedule vaccinali è sembrato
conveniente prendere in considerazione alcuni punti e precisamente:
- Risultati di efficacia protettiva forniti dal vaccino pertosse acellulare
- Uso del vaccino Haemophilus influenzae tipo b
- Numero dosi e cronologia di somministrazione del vaccino Morbillo-Rosolia-Parotite
Vaccinazione contro la Pertosse
La pertosse è attualmente nel nostro Paese una malattia endemica con riaccensioni
epidemiche ogni circa 4 anni, prevalentemente in inverno-primavera.
Il numero dei casi notificati (in media 10.000-20.000 all'anno) ed i relativi tassi di
morbosità per 100.000 abitanti sono riportati nella Tabella 6 e nella
Figura 1.
Come per tutte le malattie infettive dell'infanzia si tratta di valori sottostimati.
In realtà la Bordetella pertussis è un microrganismo ad alto indice di contagiosità
(Anderson e May, 1992) che nei paesi industrializzati, anche laddove le condizioni igienico-sanitarie della popolazione
sono buone, puó determinare, in assenza di alcun intervento di prevenzione, tassi di morbosità molto alta
(Galazka, 1992).
La fascia di età più colpita è quella 0-5 anni.
La letalità è, nel nostro Paese, molto bassa e riguarda principalmente soggetti di età
inferiore all'anno. Ad esempio, nel decennio 1983/92 sono stati notificati 51 decessi per pertosse, 37 dei quali nel
primo anno di vita (ISTAT).
Ció motiva il fatto per cui ogni iniziativa vaccinale è quasi sempre proposta a partire
dai primi mesi di vita, in concomitanza con le altre vaccinazioni contro le malattie prevenibili per le quali è consigliabile
una copertura molto precoce.
Questi dati spiegano anche perchè la vaccinazione contro la pertosse sia stata considerata
fin dagli anni ‘60 una importante e raccomandabile misura di sanità pubblica, nonostante i noti limiti di tollerabilità del
vaccino a cellule batteriche intere ed inattivate.
La storia e le vicende che hanno accompagnato l'uso del vaccino pertosse a cellule intere
sono note e molto istruttive (Mortimer, 1994; Principi, 1995).
Alla luce delle attuali conoscenze, il vaccino pertosse a cellule intere, nonostante la sua
intrinseca validità, risulta tuttavia superato, specie nei paesi di livello socioeconomico elevato, per la disponibilità di
vaccini acellulari parimente efficaci ma nettamente superiori per quanto concerne la tollerabilità.
È, quindi, all’esperienza acquisita con i vaccini pertosse acellulari che è
utile fare riferimento.
Al riguardo occorre una premessa. Per i vaccini Pertosse in generale e per quelli
acellulari in particolare non sono ancora stati individuati indici di risposta sierologica correlabili in modo soddisfacente
con il livello di protezione conferito dal vaccino.
Pertanto, la determinazione dei titoli anticorpali verso le singole componenti batteriche,
eseguita prima e dopo la vaccinazione, pur costituendo un utile indice della risposta immunologica, non fornisce una
misura del livello di protezione acquisito dal vaccinato, così come avviene per la maggior parte delle altre vaccinazioni.
Per questi motivi i giudizi sull’efficacia derivano esclusivamente dai risultati degli studi clinici
disegnati per valutare l’efficacia protettiva del vaccino.
Uno degli studi più importanti al riguardo è quello condotto in Italia e noto come Progetto
Pertosse. Tale studio, iniziato nel settembre 1992, è stato coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), sponsorizzato
dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) e ad esso hanno direttamente collaborato molti operatori
appartenenti a Istituti Universitari ed al Servizio Sanitario Nazionale (Greco et al., 1996). In detto studio, che ha coinvolto
15.601 bambini, sono stati messi a confronto per quanto concerne la tollerabilità e l’efficacia protettiva due vaccini pertosse
acellulari, contenenti tre frazioni microbiche (PT, PHA e Pertactina) nella formulazione combinata con anatossina difterica e
tetanica (DTaP), un vaccino pertosse a cellule intere, sempre in formulazione combinata con difterite e tetano (DTP), ed un
vaccino difterite-tetano (DT).
La schedula seguita per tutti i vaccini è stata di tre dosi somministrate, la prima tra la 6a e la
12a settimana di vita (2°-3° mese), la seconda e la terza a distanza di 8 settimane dalla dose precedente.
Parallelamente a quello italiano è stato condotto uno studio in Svezia, anch’esso
sponsorizzato dal NIAID, in cui sono stati messi a confronto un vaccino pertosse acellulare a due componenti,
combinato con difterite e tetano (2566 bambini), un vaccino pertosse acellulare a cinque componenti combinato
con difterite e tetano (2587 bambini) ed il vaccino pertosse a cellule intere, combinato con difterite - tetano, di
produzione USA, utilizzato nello studio italiano (2102 bambini), (Gustafsson et al., 1996).
Contemporaneamente ai suddetti due studi, che spiccano sia per la numerosità dei
soggetti coinvolti sia per la rigorosità del disegno sperimentale, altri studi clinici controllati, finalizzati a valutare
l’efficacia protettiva dei vaccini pertosse acellulare sono stati condotti in Germania (Erlangen, Mainz, Monaco),
in Svezia (Göteborg) ed in Senegal (Edwards e Deker, 1996).
Dal complesso di detti studi emerge chiaramente che:
- l’inoculazione dei vaccini pertosse acellulare (combinati con difterite e tetano) è seguita dalla comparsa
di effetti collaterali con una frequenza complessivamente bassa e di entità generalmente modesta.
La frequenza di reazioni avverse è significativamente e nettamente inferiore a quella conseguente alla somministrazione
del vaccino pertosse a cellule intere. Nel complesso la tollerabilità dei vaccini DTaP non è significativamente diversa
da quella del solo combinato DT (vedi studio italiano).
- I vaccini acellulari contenenti almeno tre frazioni della Bordetella pertussis somministrati in tre dosi hanno un alto
grado di efficacia protettiva (84% nello studio italiano; 85% in quello svedese).
Anche se la schedula vaccinale più usata è stata quella di tre somministrazioni distanziate di circa 8 settimane, a partire
dalla 6a-12a settimana di vita, l’efficacia protettiva non varia significativamente distanziando differentemente le tre dosi
(ad esempio, 3°, 5° e 12° mese).
Gli studi citati hanno inoltre confermato quanto già emerso in passato, vale a dire che la
potenza antigenica dei vaccini pertosse a cellule intere non è facilmente standardizzabile, per cui è possibile la
commercializzazione di lotti di efficacia protettiva non elevata.
Successivamente alla discussione del presente documento in sede congressuale,
si è avuta notizia che in un recente convegno tenutosi in Svezia (Visby, 16.5.97), P. Olin ha presentato i risultati
di uno studio riguardante complessivamente 82.892 bambini, comprensivo dei diversi clinical trials metodologicamente
confrontabili, condotti in varie parti della Svezia tra il 1993 ed il 1996.
Dai dati presentati viene confermata l’elevata efficacia protettiva dei vaccini acellulari
contenenti almeno tre componenti della B. pertussis.
Viene suggerito, come schedula più conveniente per l’uso di detti vaccini, un ciclo
primario di due dosi al 3° e 5° mese di vita, seguiti da un richiamo al 12° mese. La necessità di successivi richiami
dovrebbe essere valutata con studi prospettivi.
Infezione da Haemophilus influenzae tipo b
L'Haemophilus influenzae è l'agente eziologico di molti quadri patologici nel lattante,
bambino ed adulto la cui molteplicità e gravità è in relazione a sei tipi capsulati antigenicamente distinti (tipi a-f) ed
a quelli non capsulati (non tipizzabili).
Nel lattante e nei bambini le infezioni invasive sono sostenute soprattutto da ceppi
capsulati, particolarmente di tipo b (ad eccezione della sepsi neonatale causata da ceppi non capsulati).
L'Haemophilus influenzae tipo b è considerato uno dei principali responsabili di
malattie invasive nei bambini fino a 5 anni di età (meningite, sepsi, epiglottite).
La gravità del quadro clinico risulta correlata con l'età del paziente ed è particolarmente
elevata nei bambini di età inferiore ad 1 anno.
I dati epidemiologici disponibili dimostrano come l'incidenza delle forme invasive da Hib
riportata da alcune Nazioni europee per bambini di età 0-5 anni oscilli entro range abbastanza ampi (11,8-52,0 per
100.000) (Peltola, 1995).
Nei Paesi in via di sviluppo per la stessa fascia di età vengono riportati tassi nettamente
superiori (36-60 per 100.000). Si ritiene che circa il 60% delle forme invasive da Hib sia rappresentato da meningite
(Howard et al., 1991).
Per quanto riguarda l'Italia, al momento attuale non sono disponibili dati epidemiologici
precisi, in relazione al fatto che è prevista la segnalazione volontaria delle sole meningiti causate da Hib. Comunque nel
1994 sono stati segnalati 85 casi di meningite da Hib, nel 1995 118 casi e nel 1996 122 casi. Come atteso, la maggior
parte di questi casi (90%) è stata notificata nei primi 5 anni di età (Pompa, 1997).
Tuttavia alcuni studi pilota condotti in precedenza sembrano indicare che esiste una
sottostima del tasso di incidenza delle forme invasive da Hib sulla base delle sole notifiche (Cellesi et al., 1995;
Tozzi et al., 1997)
Da tutto ció si è portati a pensare che, per quanto concerne la patologia da Hib, la
situazione italiana non differisca sostanzialmente da quella media europea.
La disponibilità di vaccini efficaci a prevenire l'infezione e la malattia da Hib rende
tuttavia necessario disporre di dati diretti ed affidabili.
Per questo motivo particolarmente meritoria è la recente iniziativa dell'Istituto Superiore
di Sanità per creare un sistema di sorveglianza nazionale delle infezioni da Hib.
La possibilità di prevenire la patologia da Hib nel bambino si è concretizzata con la
realizzazione dei vaccini polisaccaridici coniugati ad un carrier proteico.
Quelli attualmente disponibili, in maggior parte registrati anche in Italia, sono: il vaccino
coniugato con il tossoide difterico (PRP-D) o tetanico (PRP-T), il vaccino coniugato con l'oligosaccaride CRM 197
(HbOC) ed il vaccino coniugato con proteine della membrana esterna della Neisseria meningitidis (PRP-OMP).
Si tratta di vaccini di provata immunogenicità e molto ben tollerati. Per questo molti Paesi
hanno inserito la vaccinazione contro l'Hib nel calendario vaccinale dell'età evolutiva collocandola nei primi mesi di vita
con l'obiettivo di proteggere rapidamente i neonati. Ad esempio in molte nazioni europee vengono somministrate 3 dosi
a partire dalla 6a settimana entro il 5°-6° mese di età. Negli USA viene raccomandata una schedula vaccinale che prevede
3 dosi iniziali a due mesi di intervallo a partire dal 2° mese di vita più una 4a dose al 15° mese di età. A prescindere dallo
schema (a 3 o a 4 dosi) merita di essere sottolineato che nei Paesi che hanno scelto di vaccinare contro l'Hib e che hanno
raggiunto elevati tassi di copertura si è osservato un netto calo del tasso di incidenza della malattia (Hargreaves et al.,
1996; Eskola et al., 1996).
Un problema che si è presentato per i vaccini Hib è quello della difficoltà di combinare o
associare detta vaccinazione alle altre vaccinazioni che vengono praticate nello stesso arco di vita del bambino.
Molte sperimentazioni sono state condotte al riguardo sia usando vaccini combinati, sia
mescolando il vaccino Hib agli altri (ad es. DTaP) nella siringa subito prima della somministrazione, sia inoculando il
vaccino contemporaneamente agli altri ma in altra sede. I risultati degli studi finora effettuati dimostrano che il vaccino
Hib, quando mescolato ad altri vaccini, elicita anticorpi a livello mediamente (GMT) più basso rispetto a quando
somministrato separatamente, ma comunque superiori ai livelli considerati protettivi (Ferreccio et al., 1991; Scheifele
D. et al., 1993; Paradiso et al., 1993; Gold et al., 1994). Altri studi sono necessari per aumentare la conoscenza
in merito (Ault, 1997).
Tuttavia le aziende produttrici di vaccini sono particolarmente impegnate a risolvere
questo problema e tutto lascia pensare che esso possa essere superato in tempi relativamente brevi come già avvenuto
per la combinazione comprendente il vaccino Pertosse a cellule intere.
Vaccinazione Morbillo, Rosolia, Parotite
Queste malattie risultano attualmente non controllate, come dimostra l'andamento
epidemiologico sostanzialmente immutato, caratterizzato da riaccensioni epidemiche dell'endemia ad intervalli
regolari (Tabella 7 e Figure 2, 3 e 4).
Ció indica che le campagne promozionali di immunizzazione contro il morbillo
organizzate in alcune regioni, ma portate avanti con ampiezza e continuità insufficienti, non hanno fornito risultati
epidemiologicamente apprezzabili.
Modificazioni apprezzabili della morbosità per rosolia non erano attese come conseguenza
della vaccinazione delle bambine di 10-12 anni, praticata da molti anni in molte Regioni o USL italiane e finalizzata
esclusivamente alla prevenzione individuale della rosolia congenita.
È tuttavia evidente che gli obiettivi per il 2000 indicati dall’Ufficio Europeo dell’OMS
impongono anche all’Italia di adottare una strategia vaccinale finalizzata all’eliminazione delle tre malattie.
Questo problema non è mai stato affrontato in modo organico e globale nel nostro Paese.
È sembrato pertanto opportuno ricapitolare brevemente le esperienze dei Paesi che con
maggiore determinazione hanno perseguito il suddetto obiettivo.
Le politiche vaccinali per eliminare morbillo, rosolia e parotite ed evitare il riemergere di
epidemie più o meno estese, possono essere di due tipi: campagne di massa coinvolgenti tutte le coorti di età con basso
livello di immunizzazione naturale ovvero vaccinazione a due stadi, per pervenire in un arco di tempo più o meno breve
alla completa immunizzazione delle coorti suscettibili.
Il primo tipo di intervento (che ricalcherebbe la campagna Polio-Sabin condotta in Italia
nel 1964) è sembrato troppo difficile da realizzare su base nazionale oltre che troppo oneroso, tanto è vero che non è
stato adottato in alcun Paese.
La vaccinazione a doppio stadio è stata adottata inizialmente nei Paesi Scandinavi
(Christenson et al., 1983; Rabo e Taranger, 1984), successivamente recepita dagli USA (CDC, 1989) ed è
attualmente praticata in molti Paesi europei (OMS, 1995).
Detta strategia prevede la vaccinazione universale dei nuovi nati con vaccino
Morbillo-Rosolia-Parotite (MRP) attorno al 15° mese di vita, vale a dire dopo che è cessato l’influsso degli
anticorpi materni, e di una seconda coorte di bambini originariamente individuata nei dodicenni.
Al raggiungimento del 12° anno, i bambini già immunizzati al 15° mese vengono rivaccinati.
La somministrazione di una seconda dose di MRP serve a recuperare i soggetti che sono
sfuggiti alla prima vaccinazione, ad immunizzare la piccola quota di quelli nei quali in occasione della prima dose uno o
più ceppi vaccinici non hanno attecchito e ad esercitare un’azione di richiamo in coloro che hanno risposto alla prima
vaccinazione.
Mentre sull’inizio della vaccinazione con MRP attorno al 15° mese vi è un consenso quasi
generale, resta aperta la questione sull’età in cui è più conveniente somministrare la 2a dose (Mc Lean, 1995).
Tra i Paesi Scandinavi, la Finlandia la pratica a 6 anni mentre la Danimarca e la Svezia la
effettuano al 12° anno.
Le raccomandazioni USA per il 1996 specificano che "la seconda dose di MRP può
essere somministrata sia a 4-6 anni, sia a 11-12 anni (AAP, 1996).
La Tabella 8, costruita in base alle notizie fornite dall’Ufficio Europeo dell’OMS
(1995), mostra chiaramente le differenti scelte dei vari Paesi a questo riguardo. In linea generale si può dire che
la somministrazione della seconda dose di MRP è conveniente al 5°-6° anno quando si vuol ridurre in tempi rapidi
la morbosità per morbillo e prevenire i focolai epidemici nel primo anno di vita (Babad et al., 1995), mentre la
somministrazione della seconda dose al 12° anno svolge meglio il compito di evitare lo spostamento verso l’età
adulta di casi di malattia, evento particolarmente sfavorevole per rosolia e parotite.
Va comunque sottolineato che i Paesi che si sono maggiormente impegnati nel
perseguire la somministrazione universale di almeno due dosi di MRP, vale a dire USA e Paesi Scandinavi, hanno
conseguito risultati veramente notevoli sulla via dell’eliminazione del morbillo, della parotite e della rosolia congenita
(Christenson et al., 1991; Peltola et al., 1994; de Quadros et al., 1996; CDC, 1997), con un rilevante risparmio
di ordine economico (Heisler e Richmond, 1994).
Proposta di un nuovo calendario delle vaccinazioni
Tenendo conto della situazione epidemiologica attuale e delle conoscenze sui tassi di
copertura vaccinale esistenti è sembrato che esigenza primaria di un nuovo calendario vaccinale fosse quella di favorire
al massimo l'immunizzazione contro pertosse e morbillo-rosolia-parotite al fine di elevare il tasso di copertura vaccinale
verso dette malattie fino a livelli il più vicino possibile a quelli ottenuti per le vaccinazioni obbligatorie.
Si è pertanto ritenuto più conveniente orientarsi verso una schedula vaccinale che con
il minor numero di sedute consentisse di ottenere un buon livello di protezione contro il maggior numero di malattie
dell'infanzia prevenibili con la vaccinazione.
Vale a dire, è sembrato opportuno privilegiare l'aspetto sociale e pratico, rispetto ad
altre esigenze che sarebbero meglio soddisfatte da altre schedule vaccinali, peraltro più complesse ed articolate.
La schedula proposta è riportata nella Tabella 9.
Alcuni commenti sono necessari.
- La schedula proposta prevede di completare entro il 1° anno di vita, con tre
sole sedute vaccinali, il ciclo di base per Poliomielite, Difterite, Tetano, Pertosse, Epatite B ed Haemophilus influenzae b.
La concentrazione in una unica seduta vaccinica, accanto all'OPV, di 5 antigeni da somministrare per via parenterale parte
dal presupposto che saranno presto disponibili vaccini quadrupli DTaPHB e che entro breve tempo anche il vaccino Hib
potrà essere somministrato contemporaneamente al DTaPHB.
Fino ad allora si dovrà seguire la prassi di inoculare in sedi diverse i vaccini DTaP e HB e la somministrazione del vaccino
Hib potrà essere sfasata.
Va sottolineato che l'utilizzazione degli stessi vaccini in tutti gli accessi del 1° anno di vita costituisce un fattore favorevole,
sia dal punto di vista pratico (si evitano confusioni), sia economico.
- Per quanto concerne la vaccinazione Morbillo-Rosolia-Parotite viene proposto un
ciclo a due dosi con inizio al 15° mese.
Tale indicazione temporale non è strettamente vincolante e per particolari esigenze
epidemiologiche la prima somministrazione di MRP puó essere anticipata al compimento del 12° mese.
La letteratura anche più recente segnala tuttavia che il titolo anticorpale medio
sviluppato dai soggetti vaccinati al compimento del 12° mese è significativamente inferiore a quello dei vaccinati
tra 15 e 18 mesi, per cui il sistematico anticipo della vaccinazione MRP va attentamente valutato.
- Per quanto riguarda i richiami si propone quanto segue:
a) La somministrazione di una dose (4a) di Hib al 15° mese (in coincidenza con la
vaccinazione MRP) sembra senz’altro conveniente alla luce dei risultati degli studi finora condotti su questo vaccino;
b) Sulla base delle acquisizioni recenti sull’efficacia dei vaccini pertosse acellulari, non risulta
necessaria la somministrazione al 15° mese di una dose di DTaP.
Ciò nonostante, la tradizione USA prevede per il DTP un ciclo di quattro dosi, indicazione
presente anche nelle Circolari nn. 52/1982 e 16/1996 del Ministero della Sanità.
Al momento sembra conveniente mantenere un richiamo con DTaP al 5° anno (ammissione
alla scuola elementare) in attesa che si rendano disponibili ulteriori dati sulla durata della protezione conferita da tre dosi di
DTaP.
c) Va mantenuta la somministrazione di una quarta dose di OPV al 3°-4° anno di vita.
d) Viene proposta la somministrazione della 2a dose di MRP al 5° anno di vita (in coincidenza
con il DTaP). Questa scelta, adottata da tempo in Finlandia ed in parte negli USA, sembra quella più conveniente per
ottenere un buon livello di protezione nella popolazione infantile in tempi relativamente brevi, considerando anche il fatto
che i vaccini tripli attualmente disponibili, pur presentando buone caratteristiche di tollerabilità sono sicuramente perfettibili,
in quanto talvolta non immunogeni in modo ottimale per almeno un antigene (Zimmermann et al., 1995,
Dias et Al., 1996).
La vaccinazione con MRP al 5° anno dovrebbe essere offerta anche ai bambini che non
l' hanno mai praticata in precedenza.
Ovviamente, il conseguimento di risultati più o meno soddisfacenti sul piano generale
dipenderà dalla percentuale di bambini della suddetta età che si riuscirà a vaccinare. Di qui l’importanza di promuovere
attivamente la sistematica immunizzazione con MRP dei bambini, prima della loro ammissione alla scuola elementare.
Nell’attuale momento occorre inoltre tenere presente il periodo di transizione che intercorrerà
fino al raggiungimento dell’eliminazione delle malattie in questione.
In particolare, per evitare che si formino sacche di individui suscettibili tra gli adolescenti e gli
adulti sembra opportuno proporre la vaccinazione con MRP al 12° anno per tutti i soggetti che non hanno in precedenza
ricevuto due dosi di detto vaccino.
La somministrazione di vaccino MRP al 12° anno, in coincidenza con una delle vaccinazioni
Epatite B, che per qualche virus potrebbe risultare superflua (vedasi ad esempio bambini che hanno già fatto il morbillo) è
finalizzata ad evitare il fenomeno dello spostamento verso l’età adulta dei casi di malattia, particolarmente sfavorevole specie
per rosolia e parotite. Detta vaccinazione sostituirebbe anche vantaggiosamente l’immunizzazione monovalente contro la
rosolia, attualmente praticata alle bambine.
- Per i nati da madre HBsAg positiva, la vaccinazione antiepatite B va praticata a
partire dalla nascita, associata alla somministrazione di immunoglobuline specifiche, secondo il protocollo previsto
dal D.L. 3.10.1991.
- La schedula proposta si presta anche all’uso sequenziale di IPV e OPV, come si dirà in seguito.
- Una schedula analoga a quella proposta è già adottata da altre Nazioni europee ed in particolare in
Svezia e Norvegia.
Nella preparazione del presente documento sono stati considerati e discussi
anche gli aspetti meno positivi del calendario proposto, anche in confronto con la schedula nota come "2°,
4°, 6°, 12° mese".
L’inizio leggermente ritardato dell’immunizzazione ("dopo il compimento
dell’ottava settimana", anzichè "dopo il compimento della sesta settimana" previsto dalla schedula alternativamente
considerata) non è sembrato di particolare rilevanza epidemiologica.
Certamente aspetto non ideale della schedula proposta è quello di completare le prime
tre dosi di vaccino pertosse (ed eventualmente H. influenzae tipo b) all’11° mese anzichè al 6° mese.
Si è tuttavia considerato che:
a) la schedula proposta prevede nel primo anno di vita 3 accessi vaccinali, anzichè 4 e che in ciascuna seduta
vengono somministrati sempre gli stessi vaccini (cosa che non si verifica con l’altra scheda);
b) entro il 5° mese il bambino riceve due dosi di vaccino pertosse (ed eventualmente Hib) che forniscono
comunque un certo grado di protezione verso le due infezioni;
c) il rischio della pertosse entro il 1° anno di vita si è ridotto, nell’attuale situazione demografica italiana,
caratterizzata da molte famiglie con un unico figlio;
d) l’estensiva vaccinazione dei nuovi nati contro la pertosse e la patologia da H. influenzae tipo b, se
sistematicamente praticata negli anni, dovrebbe portare ad una progressiva riduzione oltre che della
morbosità anche della circolazione dei corrispondenti microrganismi e quindi ad una ulteriore riduzione
del rischio per i bambini nei primi mesi di vita.
Una ponderata valutazione delle considerazioni sopra esposte e quanto
premesso circa l’attuale prioritaria esigenza di elevare il più possibile il tasso di copertura delle vaccinazioni
non obbligatorie hanno fatto ritenere che la scheda vaccinale più adatta ad essere usata a livello nazionale sia
quella proposta e riportata nella Tabella 9.
Somministrazione sequenziale di IPV e OPV
In tutti i Paesi industrializzati nei quali si è ottenuta l'eliminazione della poliomielite
mediante l'uso estensivo del vaccino orale di Sabin i soli casi segnalati negli ultimi anni sono associati alla
vaccinazione stessa.
Il numero di questi casi è stimato in 1 ogni 700.000 prime dosi di OPV
(Nkovane et al., 1987; Strebel et al., 1992; Andrus et al., 1995) o in 1 caso ogni 6,9 milioni di dosi
successive alla prima (Red Book, 1994).
In Italia, dal 1986 al 1993, i casi segnalati sono stati cinque (Min. San., 1996).
È chiaro che di fronte al numero di casi di poliomielite evitati, stimabili in Italia dal
1964 in circa 90.000, si tratta di un numero esiguo e tale da non inficiare la validità della politica vaccinale finora
adottata (Crovari, 1996).
È tuttavia evidente che, qualora esistano possibilità di evitare anche questi casi,
irrilevanti dal punto di vista numerico, ma non tali sotto l'aspetto umano ed individuale, tali possibilità debbano
essere considerate e valutate.
Tenuto conto che una parte di questi casi potrebbe essere legata a una retro-mutazione
del poliovirus vaccinico con un ritorno alla virulenza, si è pensato che una preliminare immunizzazione dei bambini con
IPV potrebbe prevenire le conseguenze di tale evento.
Diversi Paesi (Danimarca, Israele, Lituania, Ungheria) hanno già adottato una scheda
con somministrazione sequenziale di vaccino inattivato di Salk (IPV) e OPV.
Non vi è finora completo accordo nè sul numero di dosi di IPV da somministrare prima
dell'OPV (da 1 a 3), nè sulla cronologia da seguire, per cui le schedule vaccinali, sia proposte sia adottate, differiscono
notevolmente (Plotkin, 1995; McBeen e Modlin, 1987).
C'è tuttavia generale convergenza sul fatto che due dosi di IPV "potenziato" (come è
quello attualmente registrato) siano in grado di suscitare nella maggior parte dei nuovi nati un buon livello di anticorpi
circolanti.
Un vivace dibattito su questo argomento si è acceso negli USA (Frankel, 1995; CDC,
1997).
Ne è scaturita una proposta di compromesso, che lascia la possibilità di varie soluzioni,
che peraltro mal si adattano al nostro Paese (AAP-Committee on Infectious Diseases, 1996).
In pratica l’OPV è raccomandato per la vaccinazione di routine dei nuovi nati.
Viene tuttavia lasciata libertà di scelta sia di ricorrere all’IPV (3 dosi) ed anche ad una
scheda sequenziale con 2 dosi di IPV (2° e 4° mese) seguita da 3 dosi di OPV (6°, 12°-18° mese, 4°-6° anno).
L’Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP) stima che quest’ultima scheda
potrebbe ridurre il numero delle paralisi-vaccino associate di circa il 50% (CDC, 1997).
Per quanto riguarda l’Italia, l’adozione di una scheda sequenziale è stata proposta da
Squarcione (1995) e dibattuta in varie sedi (Bartolozzi, Crovari, Greco, Squarcione, 1996; Greco, 1997).
La schedula che meglio potrebbe adattarsi al nostro Paese, tenuto conto di quanto
discusso in precedenza, è riportata nella Tabella 10.
Riguardo ai tempi di applicazione della schedula sequenziale IPV e OPV in Italia i pareri
sono contrastanti.
C’è chi ritiene auspicabile una sua adozione in tempi brevi, mentre altri ritengono opportuno
non affrettare tale scelta, vista la situazione epidemiologica della poliomielite nell’area circostante (Albania, ecc.) e gli
importanti flussi migratori in atto dai Paesi extracomunitari, oltre che per motivi di ordine pratico.
Sembra anche conveniente attendere che l’Italia sia ufficialmente dichiarata
"Polio-free" dall’OMS e che a livello Europeo sia registrato un vaccino combinato che comprenda gli antigeni
dei vaccini IPV, DTaP e HB.
Considerazioni conclusive

Al termine del lavoro svolto si ritiene opportuno far presente che:
1) Il calendario delle vaccinazioni dell'età evolutiva proposto con il presente
documento ha inteso privilegiare gli aspetti di semplicità e praticità, atti a favorire al massimo l'adesione
della popolazione alle vaccinazioni raccomandate, ma non obbligatorie.
Il privilegio assegnato agli aspetti di sanità pubblica, a scapito di altri pur
meritevoli di considerazione, è sembrato giustificato dal fatto che tali vaccinazioni risultano finora praticate
solo da una percentuale di bambini italiani assai modesta, specie se confrontata a quella media dei Paesi
europei di pari livello socioeconomico.
2) Il calendario delle vaccinazioni è solo uno strumento per il conseguimento
degli obiettivi che il programma vaccinale si propone di conseguire e che sono stati illustrati all’inizio.
Il rispetto del calendario vaccinale è importante perchè costituisce una garanzia
che il trattamento vaccinale viene eseguito in modo corretto.
Tuttavia, come tutti gli strumenti, deve essere adattato alle condizioni del momento
in cui viene utilizzato. Il medico vaccinatore potrà quindi apportare al calendario le modificazioni che riterrà
convenienti per il singolo paziente, ferma restante l’esigenza che i cicli di vaccinazione devono essere completati
al più presto.
3) Inoltre, tenuto conto che la situazione evolve continuamente, il calendario deve
essere periodicamente aggiornato, sulla base delle nuove conoscenze scientifiche che ogni anno si acquisiscono
in tema di vaccinazioni, del mutare della situazione epidemiologica delle diverse infezioni e dei nuovi vaccini che
si rendono disponibili, sia singoli, sia combinati.
Tale compito dovrebbe essere affidato ad una Commissione Nazionale che dovrebbe
comprendere accanto ai Rappresentanti istituzionali anche esperti delle Società scientifiche maggiormente coinvolte
nei problemi delle vaccinazioni e che dovrebbe operare di concerto con il Consiglio Superiore di Sanità.
4) Il Calendario proposto è destinato ai nuovi nati, la cui estensiva e corretta immunizzazione
costituisce la base fondamentale per ogni programma di vaccinazione finalizzato all’eliminazione di una o più malattie.
Nell’attuale situazione epidemiologica è molto importante anche l’azione di recupero
(catch up) dei bambini che non hanno effettuato una o più delle vaccinazioni indicate nel Calendario, sia per affrettare
il raggiungimento degli obiettivi europei, sia per evitare effetti perversi, quali ad esempio l’innalzamento dell’età in
corrispondenza della quale si contrae la malattia.
Il momento dell’ammissione ai diversi livelli scolastici (scuola materna, elementare e
media) può essere utilizzato per proporre e praticare il completamento dell’immunizzazione.
5) L'obiettivo più importante di chi ha cura della salute della collettività e
di quella dei bambini in particolare è quello di riuscire a vaccinare il maggior numero possibile di bambini,
verso il maggior numero di malattie prevenibili con l'immunizzazione attiva, il più precocemente possibile.
Questo richiede un'azione sinergica dei servizi di sanità pubblica e dei pediatri di
famiglia, che devono continuamente confrontarsi con i problemi di ordine pratico che quotidianamente si presentano
a chi opera in prima linea nella sanità.
É estremamente importante che su questi aspetti venga fatto da tutti il massimo sforzo
per trovare convergenza sui comportamenti e sui messaggi da trasmettere alle famiglie.
Il coinvolgimento dei familiari e l'azione informativo-educativa rivolta alla
popolazione è a sua volta elemento fondamentale per la loro adesione ai programmi di vaccinazione non obbligatori.
|