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Obiettivi e strategie
Obiettivi per il 2000
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Vaccinazioni
Vaccinazioni: obiettivi e strategie

Premesso che elemento indispensabile di ogni programma di vaccinazione è la
disponibilità di un vaccino sicuro ed efficace, gli obiettivi per cui le vaccinazioni vengono praticate possono
essere differenti: in sintesi, possono essere l'eliminazione, l'eradicazione od il contenimento della malattia.
Per eliminazione si intende la scomparsa della malattia dall'area o paese in cui viene
praticata la vaccinazione. Il livello più elevato dell'eliminazione è l'eradicazione, in cui la scomparsa globale
della malattia coincide con la scomparsa dell'agente patogeno dal mondo (questo obiettivo è stato finora
raggiunto, come già detto, solo per il vaiolo).
Per contenimento si intende la riduzione del numero dei casi di malattia in gruppi
di persone maggiormente a rischio.
Le strategie da seguire per raggiungere i suddetti obiettivi sono pure diverse.
a) Oggi è dimostrato che per conseguire l'eliminazione di una malattia é necessario
immunizzare una quota elevata della popolazione recettiva, in media attorno al 90%. Mediante modelli matematici
sono stati calcolati i tassi di copertura vaccinale che occorre raggiungere per eliminare le principali malattie
infettive dell'infanzia.
Ad esempio, se si vuole eliminare la poliomielite è necessario vaccinare l'80-85%
dei soggetti recettivi, mentre questo valore sale al 90-95% nel caso del morbillo (vedi tabella).
Solo con un'immunizzazione cosė estesa è possibile diminuire drasticamente la circolazione dei
corrispondenti agenti patogeni nella popolazione e sfruttare l'effetto di "protezione indiretta", vale a dire l'assenza di
serbatoi umani di infezione protegge anche la quota di popolazione (10% circa) che, per vari motivi, non viene vaccinata.
Per ottenere alti livelli di copertura vaccinale è cruciale la sistematica immunizzazione dei nuovi
nati, partendo in genere dalla 6-8ª settimana di vita. Per questo motivo le Autorità sanitarie dei paesi sviluppati pongono
particolare attenzione a tale problema.
Alcuni paesi, come l'Italia, per ottenere detto risultato, hanno reso "obbligatorie"
per i nuovi nati le vaccinazioni nei confronti delle malattie infettive socialmente più importanti. In altre nazioni (ad. es. USA)
l'esecuzione delle vaccinazioni è obbligatoria per l'ammissione alla scuola (materna ed elementare).
Altre nazioni, infine, usano sistemi di incentivazione economica dei medici o delle famiglie.
b) Per le strategie di contenimento, che mirano alla protezione dei singoli e non della comunità,
è importante definire preliminarmente i soggetti a maggior rischio. Un tipico esempio è rappresentato dalla vaccinazione
contro l'influenza che è mirata agli anziani od alle persone affette da malattie respiratorie, cardiovascolari, particolarmente
esposte al rischio di complicanze, anche gravi, nel caso contraggano l'influenza.
Vaccinazioni: obiettivi per il 2000 dell'Ufficio Europeo dell'OMS
Riguardo agli obiettivi da perseguire, precise indicazioni sono fornite dall'Organizzazione
Mondiale della Sanità, attraverso l'Ufficio per la Regione Europea.
Il Comitato di esperti incaricato di rivedere periodicamente l'obiettivo n. 5 (Eliminazione di
specifiche malattie) del Programma "Salute per tutti in Europa per l'anno 2000", ha indicato di recente (1993) i nuovi
obiettivi operativi per il 2000:
Poliomielite: entro l'anno 2000, o più presto se possibile, la poliomielite indigena causata
da virus "selvaggi" dovrebbe essere eradicata dalla Regione;
Difterite: entro l'anno 2000 non vi dovrebbero essere nella Regione casi indigeni di malattia;
Tetano neonatale: dal 1995 non vi dovrebbe essere alcun caso di tetano neonatale
nella Regione;
Pertosse: entro il 2000 non vi dovrebbero essere casi mortali di pertosse indigena e
la morbosità dovrebbe essere inferiore a 1 caso per 100.000 abitanti;
Morbillo: entro l'anno 2000 non si dovrebbero verificare casi di morte da morbillo indigeno
e l'incidenza annuale dei casi di morbillo, confermato, in ciascun paese della Regione Europea dovrebbe essere
inferiore a 1 caso per 100.000 abitanti;
Rosolia congenita: entro l'anno 2000 non si dovrebbe registrare alcun caso indigeno di
rosolia congenita né casi di infezione rubeolica in donne gravide, confermati laboratoristicamente;
Parotite: entro l'anno 2000 non si dovrebbe verificare nella Regione Europea alcun
caso indigeno di parotite;
Epatite B: i paesi che non hanno ancora attuato la vaccinazione universale dei neonati
e degli adolescenti dovrebbero attuare una strategia in tal senso, considerando la situazione epidemiologica ed
economica locale.
Haemophilus influenzae tipo b: i paesi che non l'hanno ancora fatto, dovrebbero attivare
un sistema di sorveglianza laboratoristico per le patologie invasive da H. influenzae b. La vaccinazione routinaria
dei nuovi nati dovrebbe essere introdotta qualora vi siano valide motivazioni epidemiologiche e tenendo presenti
gli aspetti economici.
L'Italia ha già raggiunto gli obiettivi riguardo a poliomielite, difterite, tetano neonatale ed
epatite B. Viceversa è ancora assai distante dai traguardi indicati dall'OMS per quanto concerne pertosse, morbillo,
rosolia e parotite.
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