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Calendario delle vaccinazioni dell'età evolutiva
Calendario delle vaccinazioni vigente in Italia
Ritardi
Schedula "Innovativa"
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Vaccinazioni dell'età evolutiva
Calendario delle vaccinazioni dell'età evolutiva

Successione cronologica delle
vaccinazioni che devono essere praticate dai nuovi nati; storicamente, il primo calendario, proposto dall'OMS
per i paesi dotati di adeguati servizi di Sanità Pubblica, risale al 1960 (OMS. Série de Rapports Techniques 1960; 198).
Calendario delle vaccinazioni vigente in Italia
Vaccinazioni obbligatorie.
Il calendario deriva dalla sinergia delle seguenti:
- L. 166/81 "Modifiche alla L. 292/63 come modificata dalla L. 419/68 concernente la
vaccinazione antitetanica obbligatoria";
- Circ. 52/82 "Nuovo calendario della vaccinazione antitetanica";
- L. 165/91 "Obbligatorietà della vaccinazione contro l'epatite virale B";
- D.M. 3.10.91 "Protocollo per l'esecuzione delle vaccinazioni contro l'epatite virale B";
- Circ. 20/91 "Disposizioni relative all'applicazione della L. 165/91".
- Neonato da madre HBsAg positiva (Circ. 20/91 e D.M. 3.10.91):
- entro 24 ore dalla nascita: immunoglobuline specifiche (HBIG), i.m., 0,5 ml;
- contemporaneamente ed in sede diversa: I dose HB.
Quindi, preferibilmente presso le strutture di Igiene Pubblica del territorio:
- dopo 1 mese: II dose HB;
- subito dopo il compimento del 2° mese, contemporaneamente alla prima dose DT/OPV (3° mese):
III dose HB;
- contemporaneamente alla terza dose DT/OPV (11° mese): IV dose HB.
Valutare anti-HBs e HBsAg al 7° mese; se entrambi negativi, dose HB.
- Obbligatorietà della vaccinazione antitubercolare nell'età evolutiva (tra 5 e 15 anni).
L'esecuzione della vaccinazione BCG tra 5 e 15 anni, è resa obbligatoria (L. 1088/70
"Miglioramento delle prestazioni economiche a favore dei cittadini colpiti da tubercolosi", D.P.R. 447/75 "Regolamento
per l'applicazione dell'art. 10 della L. 1088/70 sulla vaccinazione obbligatoria contro la tubercolosi", D.M. 7.5.76 "
Determinazione delle zone ad alta morbosità tubercolare", D.M. 25.6.76 "Determinazione del vaccino di scelta
per la vaccinazione antitubercolare e della modalità di inoculazione") per i soggetti cutinegativi
(1) figli di tubercolotici o coabitanti in nuclei familiari di ammalati od ex ammalati di tbc,
(2) figli di personale di assistenza in servizio presso istituti di cura per tubercolotici,
(3) che si trovino in aree depresse ad alta morbosità (indice di tubercolinizzazione a sei anni >5%).
Vaccinazioni facoltative raccomandate
Il calendario è quello considerato valido dal Gruppo di studio
interdisciplinare sulle vaccinazioni dell'età evolutiva, costituito dalla Società Italiana di Igiene,
Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI), dalla Società Italiana di Pediatria (SIP), dall'Istituto
Superiore di Sanità (ISS) e dal Ministero della Sanità (MINSAN); tale schedula risulta adeguata
nell'attuale momento di transizione, in attesa di una schedula "innovativa" che meglio soddisfi la
realtà epidemiologica e le acquisizioni scientifiche in vaccinologia (Gruppo di studio interdisciplinare
sulle vaccinazioni dell'età evolutiva. Calendario delle vaccinazioni dell'età evolutiva in Italia: stato
attuale e ipotesi di sviluppo. In: Le vaccinazioni in Italia. Milano: CIS Editore, 1996: 31-40); i limiti di tale
schedula derivano:
(a) dal fatto che per pertosse e meningite da Haemophilus influenzae b, il ciclo
di immunizzazione primaria viene completato relativamente tardi (fine 1° anno) rispetto al periodo di
rischio maggiore dell'infezione naturale;
(b) dallo svantaggio legato alla necessità di tre inoculazioni distinte in ciascuna delle prime tre sedute
vaccinali, problema che sarà risolto allorché si renderanno disponibili vaccini combinati per
DTaP, HB e Hib.
Ritardi
Numerosi vaccini, tra i quali tutti gli obbligatori nel nostro paese, richiedono di essere
somministrati in più dosi, onde garantire il massimo dell'efficacia, sia in termini di livelli di immunità individuale
sia in frequenza di sieroconversione.
Tali intervalli sono indicati nel calendario delle vaccinazioni; può tuttavia accadere che
si verifichino impedimenti al rispetto del calendario o che il ciclo venga interrotto. In merito a tali problemi si deve
tenere presente che in caso si preveda la possibilità di mancare all'appuntamento stabilito per la somministrazione
di una dose successiva alla prima, essa non deve essere anticipata. Infatti, intervalli più lunghi di quelli stabiliti non
riducono la concentrazione finale di anticorpi.
Entro certi limiti, anche l'interruzione per molto tempo non implica il riiniziare il ciclo;
ciò anche in rapporto alle dosi già somministrate. In particolare, relativamente al difterite/tetano, ci si deve attenere a
quanto disposto dalla Circ. 52/82, che stabilisce quanto segue:
- tra la prima e la seconda dose l'intervallo massimo (per non dovere ricominciare il ciclo) è pari ad 1 anno;
- dopo 2 dosi, l'intervallo massimo per effettuare la terza è pari a 5 anni;
- per eventuali dosi successive (abitualmente somministrate ogni 10 anni, a meno che si richiedano richiami
giustificati da situazioni di rischio) non esiste intervallo massimo oltre il quale si debba ricominciare.
Sarà pertanto sufficiente una dose di richiamo, anche se si è andati oltre il tempo stabilito.
Per l'HBV non esistono regole codificate; le esperienze riferite dalla letteratura
sembrerebbero indicare un intervallo massimo di 3-4 mesi tra la prima e la seconda dose e di 1 anno tra
questa e la terza. In situazioni particolari si potrebbe suggerire di praticare il dosaggio dell'anti-HBs a fronte
di un'unica somministrazione effettuata.
- Obbligatorietà della vaccinazione antivaiolosa (nota storica).
- prevista nel primo anno di vita dalla legge italiana nel periodo 1888-1977,
la normativa per l'esecuzione della vaccinazione antivaiolosa è stata abrogata a seguito della conferma
dell'eradicazione dell'infezione da parte dell'Assemblea Mondiale della Sanità nel Maggio 1980, mediante
la L. 457/81 "Conversione in legge con modificazioni del D.L. 334/81 concernente l'abrogazione dell'obbligo
della vaccinazione antivaiolosa".
Prima vaccinazione eseguita nella storia il 14.5.1796 da Edward Jenner; prima vaccinazione
effettuata nella penisola italiana, a Genova, nella primavera 1800 da Onofrio Sauli Scassi.
- EPI (Expanded Programme on Immunisation).
- Nel 1974 l'OMS avviò l'EPI, al fine di implementare la copertura
vaccinale nella popolazione pediatrica in un'epoca in cui meno del 5% dei bambini dei paesi in via di sviluppo era
vaccinato . La schedula prevedeva alla nascita OPV e BCG, a 6, 10 e 14 settimane OPV e DTP, a 9 mesi il vaccino
antimorbilloso (WHO Conclusions and recommendations of the Global EPI Advisory Group. Weekly Epidemiological
Record 1985; 60:13.).
Nel 1990 sono stati definiti gli obiettivi da raggiungere entro il 2000, quali l'aumento della
copertura vaccinale al 90%, l'inserimento del vaccino HB (a livello mondiale dal 1997), di quelli antiamarillico e contro
l'encefalite giapponese (nelle rispettive regioni a rischio) e di quello antipertosse anche nei paesi industrializzati; in
particolare sono stati identificati tra gli obiettivi anche l'eradicazione della poliomielite ed il potenziamento della
prevenzione del tetanus neonatorum mediante la vaccinazione delle donne fertili nelle aree a rischio.
Inizialmente sono state prese in considerazione le sei malattie (difterite, pertosse, tetano,
morbillo, poliomielite, tubercolosi) con i più elevati indici di morbosità, sequele gravi e mortalità, attraverso programmi
nazionali di vaccinazione di massa nel corso del primo anno di vita. Il termine "expanded" era stato scelto per indicare
la volontà di estendere poi ulteriormente il programma ad altre malattie e ad altri paesi oltre a quelli
inizialmente contemplati.
Alla fine del 1977 è stato tenuto a Kuala Lumpur il primo corso per la preparazione del personale
del progetto relativamente a 19 paesi.
Alla fine del 1981 erano già state addestrate 9600 persone di 80 paesi. Tali soggetti vengono
sottoposti a periodici aggiornamenti e verifiche. Un gruppo di 12 persone (Global Advisory Group) si occupa di
revisionare annualmente i programmi in corso e di indicare le raccomandazioni per i singoli paesi. Aggiornamenti
sull'attività dell'EPI sono periodicamente pubblicati su Weekly Epidemiological Record, edito dall' OMS.
- CVI (Children's Vaccine Initiative).
- Nel 1991 la Rockefeller Foundation, il Programma per lo Sviluppo delle
Nazioni Unite (UNDP), l'UNICEF, la Banca Mondiale e l'OMS, in sinergia con gli Istituti vaccinologici e le Istituzioni
impegnate nella ricerca e nello sviluppo dei vaccini, hanno avviato un'iniziativa volta alla realizzazione di un prodotto
somministrabile per os in grado di elicitare un'immunità proteggente nei confronti delle principali malattie infettive.
Tale obiettivo dovrà essere raggiunto attraverso una serie di sforzi intermedi che, per il
momento, si concentrano sullo sviluppo dei vaccini, sulla loro distribuzione, sui costi, ecc.
- GPV (Global Programme for Vaccines and Immunisation).
- Nel 1994 l'EPI è stato inserito nel GPV, insieme al
Vaccine Research and Development (VRD) ed al Vaccine Supply and Quality (VSQ), nell'ambito di un progetto
volto ad attribuire all' OMS un ruolo fondamentale a tutti i livelli dei programmi di vaccinazione.
- In particolare, il VRD
promuove e coordina le ricerche sui nuovi vaccini e su quelli già esistenti, sperimentandoli successivamente sul
campo; esso, inoltre, è volto alla ricerca epidemiologica relativamente alle infezioni.
Il VSQ è volto alla promozione dell'autosufficienza nel rifornimento di vaccini, della razionalizzazione
delle domande, del miglioramento quali-quantitativo dei vaccini prodotti localmente e dei canali di finanziamento dell'acquisto
dei preparati.
Inoltre si ricorda lo Special Advisory Group of Experts (SAGE), che fornisce raccomandazioni sia al GPV/OMS
che alla CVI, che rappresentano realtà complementari e sinergiche. (The Children's Vaccine Initiative and the Global
Programme for Vaccines and Immunization. Part I. Weekly Epidemiological Record 1996; 35:261; The Children's
Vaccine Initiative and the Global Programme for Vaccines and Immunization. Part II. Weekly Epidemiological
Record 1996; 36:269).
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