Indice specialistico Infettivologia
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Aggiornamento febbraio 1998

Questa pagina contiene:


Colera

Situazione
relativa al 1996


Vaccinazione

Monkeypox

Febbre della
Valle del Rift


Encefalite giapponese

Epidemiologia

COLERA
Un'epidemia di colera iniziata il 3 dicembre 1997 è stata segnalata dal Ministero della Sanità Ugandese nella citta di Kampala (70 casi e 3 decessi) e nel distretto di Bugiri (Provincia di Buroga) che si trova a circa 145 km di distanza da Kampala. Un'altra epidemia di colera è stata notificata dalle autorità sanitarie di Gibuti. Il numero totale di casi accertati al 21 novembre 1997 ammontava a 825 con 29 decessi. Viene segnalato che il numero di casi registrati giornalmente sarebbe di un centinaio.
L'epidemia di colera iniziata alla fine del 1997 nella Repubblica della Tanzania (inclusa Zanzibar) è proseguita per tutto l'anno con un numero cumulativo di 35.591 casi e 2025 decessi (1065 casi e 123 decessi nella sola Zanzibar dal dicembre ultimo scorso). Dal 18 dicembre 1997 un' epidemia di colera è stata notificata in un campo militare situato a 5 km da Kisangani nella provincia dell'Alto Zaire (ora Repubblica Democratica del Congo). Sono stati registrati circa 800 casi e 54 decessi.

SITUAZIONE EPIDEMIOLOGICA RELATIVA AL 1996
Nel 1996 il numero complessivo di casi di colera notificati all'OMS è stato di 143.349 con 6689 decessi. Nonostante la riduzione del numero totale dei casi osservati rispetto al 1994 e al 1995, il tasso di letalità è aumentato dal 2,5 % del 1995 al 4,7 % del 1996. Il numero dei Paesi che hanno notificato casi all'OMS è sceso da 78 (nel 1995) a 71 (nel 1996)
(Figura 1).
L'Africa è il continente in cui si è verificato il maggior numero di casi di colera (108.535) e in cui si è registrato il più elevato tasso di letalità (5,7 %). Nelle Americhe si è rilevato un significativo decremento nel numero dei casi, che sono passati da 85.809 nel 1995 a 26.643 nel 1996. In Asia 13 Paesi hanno comunicato casi di colera all'OMS, contro i 18 del 1995. Il numero complessivo è stato di 10.142 con 122 decessi; la maggior parte dei casi sono stati notificati da India (4396), Malaysia (1486) e Filippine (1402).
Per quel che concerne l'Europa, i casi notificati sono stati 25 senza alcun decesso; erano tutti casi di importazione (in Francia, Spagna, Svezia, Regno Unito) con l'eccezione di un caso autoctono segnalato nella Federazione Russa.

VACCINAZIONE ANTICOLERICA
Sono stati recentemente sviluppati 2 nuovi vaccini anticolera che hanno dimostrato di possedere una buona efficacia e immunogenicità. Un vaccino (Cholerix, SBL Vaccin AB, Stoccolma) è costituito da vibrioni del sierotipo O1 uccisi associati o meno con la subunità B ricombinante della tossina colerica (WC/rBS). Sperimentazioni cliniche condotte in Bangladesh, Colombia, Perù e Svezia hanno evidenziato che 2 dosi conferiscono un alto grado di immunità (85 %) e una breve protezione (per 4-6 mesi) nei confronti del biotipo El Tor. Il secondo vaccino è un vaccino orale vivente attenuato, costituito da vibrioni del ceppo Inaba 569 (CVD 103 HgR) resi deficitari del gene che codifica la subunità A della tossina (Orochol Berna Istituto Svizzero di Sieri e Vaccini, Berna). Si tratta di una preparazione liofilizzata (contenente 5 x 108 batteri) che viene disciolta con un tampone in acqua e assunta a stomaco vuoto. La protezione compare dopo una settimana e perdura per circa 6 mesi; non è attualmente raccomandata una dose di richiamo. Non vanno somministrati contemporaneamente farmaci antimalarici, chinoloni o altri antibiotici attivi nei confronti di V. cholerae; la vaccinazione antitifica orale va differita di almeno 3 settimane. Il vaccino è controindicato in caso di gastroenteriti e nei pazienti con immunodeficienza. Dopo una singola somministrazione sembra conferire un'ottima protezione nei confronti del colera sostenuto da biotipi classici o El Tor mentre non induce una protezione nei confronti del ceppo di V. cholerae O139.
Questi vaccini sono già registrati in alcuni Paesi e vengono utilizzati soprattutto per i viaggiatori mentre non vi sono ancora dati riguardanti il loro possibile utilizzo su larga scala in aree endemiche o con in corso epidemie di colera.

MONKEYPOX
Dopo l'epidemia occorsa in 13 villaggi nella subregione Sankurm del Kasai Orientale, un'indagine preliminare ha identificato 42 casi clinicamente definiti nel villaggio di Akungula, dove vengono cacciati scoiattoli e altri animali potenziali vettori del virus. In una seconda indagine organizzata dall'OMS, sono stati identificati 92 casi sospetti residenti nelle zone sanitarie di Katako-Kombe con esordio tra il febbraio 1996 e il gennaio 1997. Il virus monkeypox (MPV) è stato successivamente isolato presso i Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta in coltura da materiale prelevato dalle vescicole della maggior parte dei casi attivi. A causa della continua segnalazione di casi attivi susseguenti ai notevoli spostamenti di popolazioni avvenuti durante il periodo aprile-marzo 1997 nella estesa provincia del Kasai orientale, l'OMS ha organizzato una terza indagine epidemiologica; complessivamente sono stati identificati 419 casi, di cui 344 nei distretti sanitari di Katako-Kombe e 75 nel distretto di Lodja. 304 casi sono stati classificati come probabili e 115 come possibili in accordo con una precedente definizione di caso. L'indagine preliminare di materiale proveniente da lesioni ha identificato il MPV in 9 casi e il virus della varicella - dello zoster in 4 casi. L'esantema è stato definito come di intensità moderata (100-250 lesioni cutanee) o grave (> 250 lesioni cutanee) nel 31 % dei casi. Il 98 % dei casi ha presentato febbre, il 41 % tosse, il 69 % linfoadenopatia laterocervicale, il 63 % faringodinia e il 50 % ulcere alla mucosa della bocca. Cinque casi sono deceduti (tasso di letalità 1,5 %) entro tre settimane dall'esordio dell'esantema.
Questa descritta è la più estesa epidemia di monkeypox sino ad oggi identificata. Attualmente la trasmissione sembra essere cessata nell'epicentro dell'epidemia e nei villaggi adiacenti. I casi di malattia umana identificati più recentemente sono comparsi in "cluster" geograficamente distanti e la maggior parte non sembra avere connessioni con l'epidemia originale. Questi casi di trasmissione sporadica potrebbero essere dovuti all'introduzione indipendente del virus nella popolazione umana attraverso i più frequenti contatti con gli animali.
L'evoluzione clinica della malattia sembra essere più benigna rispetto alle segnalazioni degli anni '80, quando il tasso di letalità aveva toccato il 10 %. L'apparente diversità nella dinamica della trasmissione potrebbe essere legata ad un aumento dei casi suscettibili come conseguenza della cessazione della vaccinazione antivaiolosa oppure a un cambiamento di altri fattori collegati alla trasmissibilità del virus.

FEBBRE DELLA VALLE DEL RIFT
Un'epidemia di febbre della Valle del Rift segnalata in precedenza nelle province nordorientali del Kenya, sembra essere presente anche in altre parti del Paese. Le prime segnalazioni di casi nel dicembre 1997 provenivano dalle province nordorientali. Attualmente vi sono segnalazioni di casi umani e animali affetti da sintomi riferibili a febbre della Valle del Rift nelle province centrali, costiere e della Valle del Rift. Queste aree includono alcuni dei parchi nazionali; un certo numero di casi è stato osservato anche nelle aree vicine a Nairobi e Mombasa. Approssimativamente, sono stati segnalati circa 300 decessi correlati a questa epidemia alle autorità governative di Nairobi. Le autorità della Somalia hanno segnalato all'OMS un' epidemia analoga con un numero di decessi tra i casi umani comparabile a quello dell'epidemia in Kenya.
Lo studio di campioni biologici ottenuti da pazienti e animali, inviati ai centri collaboranti con l'OMS (Istituto Nazionale di Virologia, Johannesburg e CDC di Atlanta) ha confermato, per quel che riguarda l'uomo, che in 13 dei 36 casi esaminati era presente il virus della febbre della Valle del Rift; il virus è stato isolato anche dagli animali controllati.

ENCEFALITE GIAPPONESE
Un'epidemia di encefalite giapponese manifestatasi nella Valle di Katmandu in Nepal durante i mesi successivi alla stagione monsonica del 1995 e un caso sicuramente accertato in Irian Jaya hanno consigliato una variazione delle raccomandazioni riguardanti la vaccinazione contro l'encefalite giapponese da fornire ai viaggiatori. La valle di Katmandu ha una popolazione residente di circa 1 milione di persone e viene visitata annualmente da 200.000 turisti. I dati epidemiologici riguardanti l'epidemia del 1995 indicano un rischio di malattia soprattutto durante i mesi compresi tra agosto e ottobre (sia per i turisti che per i residenti). Benché, secondo le raccomandazioni dei CDC, la vaccinazione contro l'encefalite giapponese venisse raccomandata per soggiorni superiori ad un mese, alcuni esperti, alla luce di questi dati, consigliano di considerare, più del criterio temporale, quello dell'esposizione intensa ai vettori (Culex) come accade per chi si dedichi al "trekking" o al campeggio nell'area di Patau durante i mesi precedentemente ricordati.