Indice specialistico Infettivologia
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Caso clinico del mese

Uomo di 46 anni affetto da leucemia mieloide acuta con fibrosi midollare ricoverato nella Divisione di Ematologia dell'Azienda Ospedaliera Careggi di Firenze per eseguire il I ciclo di chemioterapia.
Come da schemi profilattici il paziente viene trattato con ciprofloxacina per 7 giorni. Durante il ciclo di chemioterapia il pz. rimane apiretico. In 17ª giornata, in concomitanza con la comparsa di severa neutropenia, riscontro di febbre elevata e diarrea; per tale motivo viene instaurata una terapia empirica con ceftazidime, gentamicina e vancomicina rispettivamente per 7, 7 e 11 giorni. Il paziente non viene sottoposto a manovre invasive, né sono apprezzabili focolai sepsigeni. Le emocolture eseguite prima dell'inizio della terapia antibiotica danno esito negativo. La ricerca di C. difficile e della relativa tossina nelle feci dà esito negativo.
La sintomatologia non si modifica in maniera apprezzabile. In 26ª giornata dall'ingresso in reparto viene isolato dal sangue un E. faecium con il seguente pattern di sensibilità antibiotica :
Antibiotico MIC (mg/l)
Ampicillina > 16 R
Nitrofurantoina < 32 S
Norfloxacina > 16 R
Penicillina > 16 R
Tetraciclina 8 I
Vancomicina > 32 R (256)
Teicoplanina 32 R
Gentamicina 500 S
Streptomicina 2000 R

Il paziente viene trattato con teicoplanina + ceftazidime; quest'ultimo viene successivamente sostituito con penicillina, claritromicina e cloramfenicolo senza apprezzabile miglioramento della sintomatologia clinica.
In 38ª giornata due nuove emocolture positive per E. faecium con lo stesso pattern di sensibilità antibiotica riportato nella tabella precedente. Da segnalare che uno striscio periferico dimostra la presenza di un tappeto di blasti.
Il paziente decede dopo pochi giorni per shock settico.
Il caso qui esposto presenta alcuni aspetti paradigmatici delle infezioni gravi da enterococchi  e del fenomeno della resistenza ai glicopeptidi. Sottolineiamo infatti l'importanza delle condizioni predisponenti (patologia di base) per l'insorgere di tali infezioni, la precedente terapia con glicopeptidi quale fattore di rischio per lo sviluppo di resistenza e la difficoltà nell'approntare una terapia antibiotica efficace in presenza di multiresistenza.

Si ringrazia per la gentile collaborazione la Dr.ssa R. Fanci della Divisione di Ematologia dell'Azienda Ospedaliera Careggi di Firenze diretta dal Prof. P. Rossi Ferrini.